[Il servizio] Richiede una profonda preparazione e formazione spirituale e l’atteggiamento che gli indiani hanno chiamato “lavorare senza attaccamento ai frutti dell’azione”. (…) Chi lavora nel servizio, si impegna soprattutto a costruire il domani, modificando le cause di ciò che nel mondo fenomenico deve essere trasformato per l’evoluzione.

 

 

È interessante vedere come sia stato interpretato e definito il servizio da chi vi ha partecipato attivamente, dedicando la propria vita a tale compito con impegno, capacità e abnegazione totale.

Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, a proposito del Servizio scrive:

Il Servizio è una tecnica della psicosintesi inter-individuale o sociale, che consiste nel lavorare per il bene maggiore del numero più esteso di persone. Richiede una profonda preparazione e formazione spirituale e l’atteggiamento che gli indiani hanno chiamato “lavorare senza attaccamento ai frutti dell’azione”. Perciò la parola “servizio” non dovrebbe essere intesa nel senso poco profondo e generico in cui spesso viene usata: ciò che si vuol significare non è una qualsiasi specie di utilità sociale, né la prima opera filantropica che si para davanti, ma implica la consacrazione di tutte le attività e di tutta la vita personale“.

Passiamo ora ad analizzare le frasi più significative di questo scritto.

  1. Il Servizio è una tecnica. La parola tecnica sta a indicare un preciso atteggiamento, una modalità peculiare, cui è necessario adeguarsi per determinati risultati. Questo significa che il servizio prevede dei requisiti preliminari da parte dell’aspirante-servitore e una meta precedentemente stabilita verso cui tendere; in altre parole non si tratta di un atteggiamento individualistico ed estemporaneo, ma piuttosto della cooperazione disciplinata a un preciso progetto e lavoro di gruppo.
  2. Consiste nel lavorare per il bene maggiore del numero più esteso di persone. Questo è un concetto apparentemente semplice da comprendere, ma molto difficile da realizzare. Tutti noi, infatti, siamo abituati a vedere che l’umanità si esprime attraverso modelli sociali e culturali, verso i quali ci rapportiamo in maniera diversa per interesse e tensione affettiva: siamo disposti a impegnarci e, qualche volta, anche a morire per modelli quali la famiglia e la nazione, ma per lo più siamo completamente disinteressati e indifferenti alle situazioni planetarie che non ci coinvolgono direttamente. Ebbene, la visione del servizio è completamente opposta. Si tratta di valutare il bene maggiore per il maggior numero di esseri umani, scavalcando così la visione egocentrata e limitata della coscienza personale, per immergerla ed estenderla in una visione più ampia che riguarda l’intero gruppo umano.
  3. Richiede una profonda preparazione e formazione spirituale. Con questa frase, Assagioli richiama la nostra attenzione su quello che è l’indispensabile lavoro propedeutico a cui si deve sottoporre l’aspirante, prima di poter accedere a uno specifico compito nel servizio. Questa preparazione può essere compiuta nei modi e nei tempi più diversi, ma deve comunque condurre chi sceglie di servire, a un certo distacco dalla visione convenzionale dei problemi del mondo, per vederli in modo più globale e obiettivo in una prospettiva spirituale, cioè proiettata alla realizzazione del futuro.
  4. Lavorare senza attaccamento ai frutti dell’azione. Questa frase, in una visione materialistica, sembrerebbe non avere senso, in quanto si lavora soltanto per ottenere risultati tangibili nella vita quotidiana. Ma, a ben riflettere, chi lavora nel servizio, si impegna soprattutto a costruire il domani, modificando le cause di ciò che nel mondo fenomenico deve essere trasformato per l’evoluzione. Lavorare su quello che la psicologia esoterica definisce il “mondo delle cause”, comporta di avere “lo sguardo fisso” sull’obiettivo da realizzare, indipendentemente dai frutti immediati dell’azione. In questo senso, la frase precedente diventa più comprensibile: si tratta di tenere ferma l’attenzione nella direzione scelta, senza dare troppa importanza ai risultati contingenti, sapendo che l’impegno stabile di una coscienza ben orientata produrrà, prima o poi, gli effetti desiderati.
  5. Il Servizio non è una qualsiasi specie di utilità sociale, né la prima opera filantropica che si para davanti. In questo passaggio appare chiaro quello che il servizio non è, cioè una generica adesione all’impegno di migliorare o risanare ciò che nella società attuale non funziona o funziona male. Questo esclude quell’attivismo sociale, il più delle volte velleitario, di cambiare le strutture e le organizzazioni in nome di una più equa e democratica ripartizione dei vantaggi e dei beni materiali. Tale impegno, peraltro positivo e auspicabile, produce dei benefici soprattutto nelle coscienze di coloro che si applicano con questa prospettiva, favorendo lo sviluppo di un sentimento altruistico e umanitario, indispensabili in questo delicato passaggio evolutivo del Pianeta.
  6. Implica la consacrazione di tutte le attività e di tutta la vita personale. Con queste poche parole, Assagioli ci fa comprendere il suo punto di vista su quello che la tecnica del servizio deve rappresentare nella nostra pianificazione esistenziale. Si tratta di consacrare la vita, di dedicare tutte le nostre energie e le nostre attività a un progetto stabilito di rinnovamento del mondo che prevede, come prima cosa, la caduta di tutti i valori illusori e dei vecchi modelli sui quali la coscienza dell’uomo ha costruito finora le proprie mete.

Tratto da:

Il Servizio
La via maestra per la realizzazione spirituale
ed. Comunità di Etica Vivente
pp. 15-18.