Parlando della “Nuova Vita”

Il filo d'argento - di Sergio Bartoli

Sì, la vita diventerà nuova per opera di coloro che sanno rinnovarsi. Purificare significa potare l’albero dalle abitudini, perché ogni abitudine tralasciata rinvigorisce lo spirito.

Erano passati sei mesi e di Hermes non si aveva notizia. All’inverno era succeduta la primavera e l’estate era ormai alle porte. Improvvisamente, in una radiosa giornata di sole, il gruppo, riunito per uno dei consueti incontri pomeridiani, vide avvicinarsi dal prato l’inconfondibile figura di Hermes. Felici, gli fecero subito posto fra loro e lui cominciò dicendo.

“Sono tomato, come promesso, per parlarvi della “nuova vita”. Lo farò esprimendo, per questa volta, i principi fondamentali Che la animano: il tema è vasto e richiede, quindi, attenzione e concentrazione. Molto dovrà essere intuito e qualcosa accettato con fede.”

Gli dissero: Ti abbiamo a lungo aspettato e speravamo che ci dessi indicazioni precise e concrete per la nostra vita quotidiana. In comunità ci sono molti problemi e ciascuno di noi ne ha di personali. Pensavamo che le tue parole ci avrebbero aiutato ad affrontarli.

Rispose: “Il seme, prima di dare il frutto, deve essere posto nella terra a macerare e soltanto nella stagione opportuna, se sarà stato coltivato, darà i frutti sperati. Non sono le parole ad aiutare, ma lo stimolo che esse producono nelle singole coscienze e, affinché uno stimolo diventi un’azione, ciascuno dovrà impegnarsi a controllare e trasformare i propri pensieri e sentimenti. Non abbiamo dunque fretta: per la vostra comunità e per i vostri cuori è tempo di semina e non di raccolto.”

Qualcuno sospirò, poi tutti tacquero e si fecero attenti.

Così Hermes riprese a parlare: “Niente avviene a caso e la coscienza diviene più ampia quando l’età psichica è matura.
È allora che il sentiero diviene solitario, silenzioso e s’inerpica nella profondità del nostro essere. È allora che la vita deve essere purificata espellendo tutto ciò che non le appartiene, per collegarla alla grande Vita Universale.”

Intervennero: Ma sapremo riconoscere che cosa veramente appartiene alla vita?

“La vita è un grande fiume che trascina con sé tutto ciò che esiste: aggrapparsi a qualsiasi cosa, quindi, complica e ritarda I’evoluzione, che è l’unico scopo della manifestazione. il segreto sta nel comprendere il senso globale di questo processo, così come per cogliere il significato di un grande mosaico bisogna guardarlo nel suo insieme e non nel particolare. Tendere al perfezionamento incessante di se stessi è il senso della vita; chi ha bisogno di dedicarsi ancora alla propria personalità è bene che lo faccia, perché nell'”anno” dell’Umanità ci sono stagioni diverse e ognuna dà i propri frutti. Ciascuno dovrà imparare a disidentificarsi da tutto ciò che ha conquistato e posseduto, per sentirsi “custode” di quello che la vita gli offre. E alla vita stessa, un giorno, egli restituirà con gioia ciò che ha “amministrato”. ”

Maria, per prima, si intromise: Forse un primo passo per realizzare la nuova vita è il rinnovamento interiore, la purificazione, non è così?

“Si, la vita diventerà nuova per opera di coloro Che sanno rinnovarsi. Purificare significa potare l’albero dalle abitudini, perché ogni abitudine tralasciata rinvigorisce lo spirito. Evitiamo, poi, le situazioni volgari e gli individui oziosi, perché chi insozza la vita e chi “dorme” in coscienza ostacola il rinnovamento. Asteniamoci dai giudizi triviali: chi li emette degrada principalmente se stesso. E non coltiviamo le offese, per non produrre pessimi frutti nel nostro animo. Insegniamo con l’esempio e cerchiamo di evitare i meandri del dubbio, che minaccia di incrinare la nostra intera struttura. Respingiamo vanità e debolezza, perché da esse nasce spesso il tradimento dell’ideale. Affermiamo così il potere dello spirito. L’aspirazione spirituale ardente ci permette di superare i limiti personali e, nei momenti difficili, non scoraggiamoci, pensando che nella nostra esistenza abbiamo già superato molti ostacoli. Questi non devono mai trattenerci, una volta intrapreso il sentiero interiore; riconosciamo nell’autodisciplina la preziosa compagna sul cammino e nell’ignoranza il peggior nemico.
La sofferenza non dove inaridirci ma, aI contrario, renderci più forti e ardenti perché le lacrime non possono estinguere il fuoco dello spirito ma servono a purificare la personalità. Non siamo mai abbandonati perché lo scudo del Sè ci protegge quando scegliamo la via dell’autorealizzazione. Alleniamoci dunque a entrare nella vita a cuor leggero, procedendo sul sentiero più elevato: I’orecchio intonato alla quiete e I’occhio aperto sulI’universo.”

Cesare intervenne: Questo rinnovamento di cui parli dove e come si manifesterà?

“La bellezza della “nuova vita” è ancora nascosta dai vecchi cenci, ma presto si svelerà agli occhi di chi la cerca: non dobbiamo avere fretta. Coltiviamo, invece, la fiducia: si può mutare la vecchia pelle anche nella propria stanza e si possono sciogliere i nostri errori nel riflesso del sole sulla nave. Non leghiamoci alle nostre colpe ma procediamo con serenità verso la voce del silenzio interiore. E sorridiamo, non permettiamo alle lacrime di ostruire i canali che ci aprono ai messaggi spirituali. il sorriso, inoltre, diffonde il potere interiore. Alleniamoci a non trattenere la paura e sostituiamola con il coraggio, che sempre sostiene chi vuole rinnovarsi.

Giulietta chiese: Ma è giusto dimenticare il nostro passato?

“Esiste il tempo della felicità passata e la gioia delle conquiste future; attardarsi a ricordare però rallenta il cammino. È meglio, quindi, affidarsi alla felicità del domani. Stacchiamoci dal passato, dunque, e focalizziamoci nel futuro ancora privo di forme, disposti a crearlo con entusiasmo.
il “nuovo” è faticoso ma il “vecchio” è pericoloso: chi si dedica al nuovo dovrà accettare periodi di solitudine interiore, attendere di buon grado l’ispirazione e allenarsi a sopportare il peso delle richieste altrui. Dovrà moltiplicare le sue braccia e rinforzare il suo cuore, sopportando coloro che lo minacciano e lo opprimono, non lasciandogli apparentemente scampo. Ma chi comprende il “nuovo” è vicino a scoprire il “sentiero segreto”. Sforziamoci perciò di conoscere gli uomini, evitando di giudicare. È necessario temprarsi nell’esperienza spirituale piuttosto che emettere giudizi affrettati.
Contrapponiamo ai distruttori il potere della costruzione, unificando tutti coloro che s’impegnano in questo compito. Vi ricordo che in ogni gruppo spirituale esiste una responsabilità gerarchica: tutti possono esprimere le proprie intuizioni e aspirazioni, ma le scelte comuni devono essere coordinate da un’unica guida poiché ciascuno di noi è libero nel proprio arbitrio ma la responsabilità si lega inevitabilmente alle azioni.
Ogni vecchia costruzione che ci crolla intorno non deve farci soffrire: essa ci mostra una nuova via e, ad ogni bivio, scegliamo sempre la strada nuova. Sforziamoci di cogliere gli aspetti migliori della vita e proviamo a sorridere degli errori.
Chi impara a guardare lontano vedrà sicuramente meglio anche da vicino. Ricordiamoci che qualsiasi conquista o sacrificio perde il suo valore se non è permeata di gioia: gioia che nasce dall’intuire la grandezza dell’infinito e gioia che cresce nell’accettazione della propria dimensione. Essa è come un raggio d! sole che disperde le nuvole e mostra il nuovo orizzonte.”

Cesare si ripropose: Come guidare noi stessi alla realizzazione del Sé?

“Se vogliamo scoprire e realizzare la nostra vera natura dobbiamo decidere di vivere come eroi in ogni attimo del nostro quotidiano: è la strada più rapida per realizzare il nostro Sè. Cominciamo ad abolire la distinzione fra il “Sè ” e l’io”, tra il divino e I’umano, perché sono la stessa cosa. Se ci occupiamo continuamente degli aspetti inferiori ci è precluso ogni contatto transpersonale, perché solo il rinnovamento totale ci può sottrarre al nostro doloroso destino: infatti non si possono servire contemporaneamente due padroni e soltanto purificando gli strumenti della personalità ci avviciniamo all’attrazione del Sè.
Esso è una guida invisibile a cui dobbiamo abbandonarci senza riserve: solo allora i nostri dubbi si dissolveranno alla luce delle intuizioni spirituali. Un rapporto diretto prevede risposte dirette ed è per questo che, nel “dialogo interno”, le domande vanno poste senza incertezza, con decisione e fiducia.
Per realizzarci bisogna raccogliere i frammenti d’oro dello spirito e neutralizzare i riflessi lunari della personalità.
Capisco la difficoltà di costruire il “tempio interiore” nell’incessante tumulto della vita, ma è stato detto che raccoglieremo “nel gelo e nella bufera” la messe di ciò che abbiamo seminato. È per questo che ogni pietra di questa costruzione dovrà essere bagnata dal sudore e dalla fatica. Sviluppiamo perciò l’impegno ad affrontare la vita con coraggio, guardandola con gli occhi del Sè: il vero artista illumina il mondo con la luce dello spirito.”

Marta propose: Puoi darci un suggerimento per sollevarci nei momenti di stanchezza?
“Non lasciamoci scoraggiare dalla fatica del corpo perché lo spirito è sempre libero. Vivifichiamoci, appena possibile, al primo sole del mattino respirando a pieni polmoni e vedremo crescere la nostra vitalità; ma vigiliamo sempre affinché l’energia accumulata non si corrompa. Spesso gli uomini non realizzano i loro desideri perché la loro corrente psichica è troppo debole ed essi finiscono per generare soltanto immagini mentali che creano un’atmosfera stagnante e improduttiva. Nella Nuova Era gli individui saranno valutati per il potere della loro energia psichica e non per i propositi. Essi impareranno che ogni pensiero e ogni sentimento lanciati nello spazio ritornano automaticamente a chi li ha espressi.
Proiettando il nostro cuore ardente in ogni giorno che nasce e impregnandolo delle migliori vibrazioni attraverso i suoni e i colori, ci libereremo dell’inerzia e della stanchezza. Ma è soprattutto nell’amore e nella devozione per i Grandi Esseri che le nostre energie vengono potenziate.”

Leonardo interruppe: Non è facile comprendere e accettare i tuoi consigli, specialmente quando si è in crisi…!

“Spesso ai margini di una nuova conoscenza il cuore soffre intensamente: in quel momento è opportuno mutare luogo e occupazioni, trasferendoci in una dimora più pura e con stimoli più adeguati.
Vedremo, allora, quella pena trasformarsi in comprensione spirituale. È il cuore che, prima della testa, afferrerà il senso della nuova vita; ci insegnerà ad accettare chi è diverso, a conciliare gli antagonismi, a sviluppare la comprensione, anche se tutto questo è difficile.”

Guglielmo sbottò: Questi pensieri sembrano tanto ispirati quanto astratti e lontani…!
Hermes Io interruppe: “Voglio mettervi in guardia contro il peggior delitto, quello di rifiutare o di ridurre l’importanza di ciò che non si comprende!”
Maria intervenne dolcemente: Ma lo sai, con quanta fiducia ti ascoltiamo…!
Hermes allora riprese: “Plachiamo per un momento la nostra mente razionale e lasciamo spazio all’ispirazione. Successivamente trasformiamo l’energia intuitiva nella forza dell’impegno e cerchiamo di cogliere la saggezza del creatore nei piccoli simboli della vita quotidiana: la verità, infatti, spesso è velata da simboli perché la mente è impreparata a cogliere le analogie della vita. Affrontando il futuro con il potere dello spirito molti dubbi di ieri svaniranno: è perciò fondamentale elevarsi, per comprendere nella sfera spirituale, e ridiscendere subito, per manifestare ciò che si è conosciuto.
Lasciamo cadere pregiudizi e preconcetti. Usiamo la mente con libertà, facendo attenzione a non formulare pensieri che non possano essere realizzati: è una dispersione di energia psichica che dovremmo, invece, conservare per l’azione, che richiede un’adeguata tensione. Evitiamo di sprecare lacrime quando non servono e di dare eccessiva importanza ai cambiamenti d’umore ricordando, piuttosto, che ogni giorno offre nuove opportunità. Ogni situazione prospetta diverse soluzioni: per cogliere quella giusta rivolgiamo la mente alla luce. Ogni scelta, infatti, opera nella legge di causa-effetto e diventa determinante per il nostro futuro.
Per accedere al domani bisogna aguzzare lo sguardo e cogliere il sentiero di luce su cui il mondo si evolve. E, se la visione ci smarrisce, la nostra mente dovrà ugualmente impegnarsi a interpretarla per scolpire i gradini della verità.”

Camillo chiese: Puoi fornirci un orientamento sui nuovi modelli di vita?
“L’impegno del “nuovo uomo” è quello di manifestare lo spirito nella vita quotidiana, ricordando che Il raggio della bellezza si ammanta di semplicità e che il profumo della verità si diffonde nel silenzio. Nella pace interiore si rivela il senso del nostro servizio. Il conseguimento della meta sarà la nostra preghiera. L’umanità, purtroppo, si identifica con l’immagine dell’uomo comune, senza rendersi conto che è lei stessa a crearla. Il compito è quello di provvedere al suo miglioramento riunendo tutte le forze: la via da seguire è quella prescritta del “retto pensare, del retto parlare e del retto agire”. Ricordiamoci che l’amore per noi stessi comporta un prezzo molto elevato e le astuzie della personalità costruiscono prigioni da cui è difficile evadere; solo il fuoco del servizio per il mondo fa crescere le ali dello spirito.
La cultura della Nuova Era sarà il frutto dell’unione dello spirito con la mente: le porte dell’esperienza transpersonale sono ormai aperte.”

Cesare: Ma come realizzare tutto questo?
“Sta a noi, uomini nuovi, riunirci sotto un’unica bandiera simbolo di pace e di buona volontà.
Vi esorto a sviluppare le qualità fondamentali della Nuova Era: accettiamo la battaglia come la realtà sottostante alla trasformazione dell’umanità e al rinnovamento del pianeta. Sviluppiamo il coraggio per affrontarla e vincerla. Evochiamo in noi la compassione e impegniamoci al servizio come unico rimedio ai mali del mondo. Consideriamo l’azione per il bene comune come compito del nostro vivere e la prontezza come atteggiamento interiore. Impregniamo di devozione i nostri ideali e percorriamo la strada della bellezza e dell’amore, cercandoli dovunque e, cogliendone qualche frammento, facciamoli vibrare nel nostro intimo affinché si sviluppino dentro di noi. E chi riceverà doni di conoscenza dovrà non seppellirli nella propria personalità ma offrirli a chi bussa alle porte della “grande comunità”. Nella Nuova Era il carattere degli uomini sarà illuminato dalla radianza dello spirito piuttosto che dai desideri della personalità.”

Il gruppo ascoltava attento ma Hermes fece una breve pausa di silenzio, forse in attesa di qualche intervento o forse per allentare un po’ la concentrazione dei suoi amici che tacevano, assorti.

Passando lo sguardo su Maria gli tornò alla mente l’immagine di lei che, garbatamente, chiedeva del “rinnovamento” e disse:
“Se volete un consiglio “pratico” per superare i vostri problemi personali, costruite un braciere nella vostra coscienza e gettatevi con coraggio tutto ciò che vi impedisce di progredire.
Evitiamo di farci avvolgere dalla sottile nebbia della vita quotidiana, per restare focalizzati sulla luce interiore: là incontreremo i nuovi “compagni di cordata”. Utilizziamo musica elevata e simboli di bellezza per purificare l’ambiente; il frastuono della vita terrena ostacola l’espressione dello spirito. La quiete nella coscienza e la distensione dell’organismo agevolano i processi di rinnovamento.”

Un’altra pausa di silenzio. Hermes intuì che qualcuno voleva intervenire.
Infatti Guglielmo disse: Come possiamo rendere nuova la nostra vita senza ricadere negli errori di sempre?
“Ad ogni iniziativa cerchiamo di valutare anche gli ostacoli inevitabili, in modo che le azioni siano guidate dalla conoscenza e non dalle emozioni: bisogna conoscere per essere in grado di far bene e, prima di agire, è necessario essere capaci. Qualsiasi opera, inoltre, è bene sorga al momento giusto e in luoghi puri. È anche utile un atteggiamento costante di ottimismo e di benevolenza, frutto di una decisione interna e non dell’impulso del momento.
Per il nostro progresso personale è opportuno guardare il mondo con simpatia, usando la lente d’ingrandimento per gli aspetti positivi e minimizzando quelli negativi. Impariamo inoltre a discriminare e a controllare i nostri pensieri: le menti indiscriminate non sono pronte per l’esperienza spirituale.”

Camillo aggiunse: Vorremmo organizzare meglio la nostra vita quotidiana…
“Le varie ore del giorno offrono opportunità diverse: l’alba e il tramonto sono pervasi di energia vitale; il mattino è favorevole all’impegno mentale; il pomeriggio all’elaborazione dei contenuti e la notte all’espansione della coscienza. È consigliabile curare il corpo al mattino ed evitare qualsiasi tensione la sera. Conserviamo un atteggiamento vigile per mantenere il ritmo alla giornata ed evitare che molto del nostro tempo vada sprecato. Naturalmente cureremo in modo particolare la meditazione: essa è la migliore porta per il giardino interiore. Se l’ansia dovesse assalirci rafforzeremo la nostra devozione, che ci eleva oltre i nostri problemi, e supereremo i momenti di dolore con il lavoro.
Cerchiamo di non aver fretta perché l’impazienza non accelera il processo naturale delle cose e le difficoltà servono a provare la stabilità del nostro “io”. Infine ricordiamoci che gli eventi quotidiani dipendono da noi stessi, oltre che dai compagni a cui inavvertitamente ci leghiamo, e che la buona sorte si costruisce con la consapevolezza e l’impegno costante.”

Esiste un criterio per valutare il nostro lavoro? intervenne Guglielmo.
“La misura del lavoro è data dall’utilità che produce nel mondo e la qualità è in rapporto al beneficio che offre al maggior numero di uomini. I suoi requisiti, come già vi dissi, sono: la prontezza, la decisione e l’impersonalità uniti alla capacità di cooperare. Che ciascuno proceda da sé, con i propri talenti, ma che tutti siano accomunati nello spirito da un unico ideale; sappiamo che l’unanimità è la vera grande forza della Nuova Era e che l’accettare l’unità essenziale di tutto il genere umano è fondamentale. Rammentiamoci che non sarà la tecnologia a produrre il futuro, ma il laboratorio della coscienza umana.
La saggezza dell’umanità non cresce automaticamente attraverso i millenni ma, piuttosto, con l’impegno del “qui e ora” dei singoli uomini.”

Qualcuno nel gruppo sembrava perplesso, così Hermes aggiunse:
“Capisco che questi concetti, nella loro apparente semplicità, possono sembrare astratti o difficili da interpretare per la mente abituata ad analizzare ogni proposta fin nei minimi particolari, cercando nessi logici con i modelli usuali del nostro “ragionare”.
Per comprendere la nuova vita, però, è indispensabile un approccio mentale diverso, teso a cogliere la globalità dell’esperienza. Siate perciò essenziali e impegnatevi alla “sintesi”. E realizzate l’armonia che nasce dalla fede in se stessi e dall’incessante ricerca del vero.”

Sul volto di Hermes comparve un sorriso e gli amici compresero che era giunto il momento di salutarsi.
Decisero di accompagnarlo per un breve tratto di strada e lui ne fu felice. Camminando,
Giulietta gli chiese: Quando tornerai?
“All’inizio del nuovo anno e vi parlerò della “luce”.”
Erano quasi al cancello di legno quando si fermarono, silenziosi, lasciando che Hermes proseguisse.
Ma, fatti pochi passi, egli si voltò e, guardandoli amorevolmente, aggiunse: “La nuova vita va affrontata con slancio, sul sentiero della bellezza, spinti dal coraggio, vestiti di gioia.”
E si allontanò.

Sergio Bartoli
In: “Poggio del Fuoco” – Quaderno della Comunità di Psicosintesi di Città della Pieve
N. 1 – “Nuova Vita”
2018-10-31T17:22:15+00:00 agosto 21st, 2018|