Nascita di Una Comunità

Il filo d'argento - di Sergio Bartoli

Per dare vita a una comunità si deve partire dal progetto più completo per arrivare al più semplice, ogni collaboratore dovrà trasformarsi in un perno stabile, da cui partirà una spirale continua di iniziative, affinché la coscienza spirituale lasci le proprie orme sulla materia producendo risultati tangibili.

Nell’accogliente sala del camino il gruppo, silenzioso, era riunito intorno al fuoco, quando lui entrò coperto di neve. Lo aspettavano da tanto e furono felici di vederlo. Si sedette e subito gli chiesero:

Hermes, parlaci della comunità della Nuova Era!

Così prese a dire: “Ogni modello di vita deve migliorare perché l’evoluzione non cessa mai e ciascuno di noi è un creatore su questo sentiero. Comunità significa creare un nucleo di cooperazione su di una iniziativa comune, integrando aspirazioni e intenzioni. La Comunità è una necessità sociale e nasce sul fallimento dei vecchi modelli. E’ uno stato di coscienza che si specchia nelle grandi leggi dell’Universo, dove tutto è ritmo e ordine prestabilito per un fine comune. Essa aiuta a superare la solitudine e a comprendere il significato della vita, abolendo disuguaglianza, proprietà ed eredità personali, incurabili mali sociali. La comunità accelera l’evoluzione del pianeta ed evoca la religiosità latente in ogni uomo”.

Gli chiesero allora: Qual è il giusto modo di cooperare?

“Innanzitutto è necessario creare una condizione di igiene psicofisica collettiva perché la ricerca spirituale è comune. Quindi, ricordare che la cooperazione deve essere libera e ciascuno la deve esprimere nell’attività che più gli è congeniale. Solo così il lavoro migliora l’individuo nel corpo e nello spirito. La cooperazione nasce dalla fiducia e si basa sull’uso consapevole di metodi che favoriscono l’integrazione e gli scambi interpersonali: non può essere umorale o episodica perché l’incoerenza non garantisce soluzioni adeguate ai bisogni che si creano.

In comunità, inoltre, è fondamentale riconoscere il lavoro come il valore principale della vita, perché il progresso si sviluppa nella fatica ed è questa che misura il merito di ciascuno nell’evoluzione. E’ utile, ogni tanto, variare i compiti perché l’energia che si accumula può creare tensioni e antagonismi e, quindi, disperdere forze preziose utilizzabili in nuove possibilità. In comunità la parola deve esprimere esattamente il pensiero e sono da evitare conformismo, falsità, scherno e oscenità. E’ bene coltivare la riservatezza perché essa è necessaria quando la conoscenza è ancora scarsa; abituarsi a colorare ogni azione ed ogni parola con il raggio di una nuova comprensione. E’ fondamentale capire che la libertà è una disciplina che permette di focalizzare lo spirito, il pensiero, il sentimento e l’azione su di un’unica coordinata”.

Marta lo interruppe: Parlaci, dunque, del lavoro.

“Lavorando è indispensabile ricordare che utilizziamo un’energia preziosa che, in quanto tale, non deve essere sperperata o degradata ma impegnata per nuove conquiste. La qualità del lavoro, infatti, deve essere costantemente migliorata come se ciascuno fosse ricercatore e sperimentatore nel proprio campo. Ogni attività può diventare attraente quando si lavora per il futuro, nella continua tensione a migliorare ciò che si produce. Tutto questo senza turbare il ritmo generale; la critica è giustificata solo se espressa da chi dimostra reali capacità superiori. Dare incarichi significa promuovere nell’altro l’azione indipendente e ciascuno deve agire in base ai valori del bene comune e non per tornaconto personale. E’ necessario lavorare compatti per favorire l’accumulo dell’energia psichica, indispensabile a realizzare gli impegni, e per promuovere una reciproca illuminazione. Collaborare stimola una sensibilità particolare ai processi evolutivi che permette di intuire realtà future. Per sviluppare efficienza nel lavoro e tempestività nelle decisioni è necessario essere autentici e, per questo, liberi nella scelta. Quando si creano conflitti di competenza si può ricorrere all’alternanza delle responsabilità; la competizione deve essere trasformata in ricerca di nuove opportunità. La stanchezza è solo un riflesso della nostra insicurezza e nasce dall’incapacità di trovare un significato profondo e finalizzato al nostro impegno”.

Guglielmo domandò: Che valore hanno, nel lavoro, le conquiste tecnologiche?

“Non è lecito tornare indietro e ciascuna conquista ha valore in rapporto all’uso che se ne fa, Importante è non perdere mai il senso di responsabilità spirituale e non confondere il mezzo con il fine”.

Che consiglieresti, insiste Guglielmo, per migliorare il lavoro in comune?

“Armonia e continuità sono le tecniche più indicate per accelerare qualsiasi realizzazione”.

Camillo propose: Parlaci un po’ dell’organizzazione della comunità.

“La comunità non si crea unendo alcuni uomini tra loro in uno stesso luogo, ma cementando la coscienza di coloro che l’accettano come aspirazione comune. Bisogna costituire un nucleo iniziale di pochi elementi coerenti e responsabili, che rappresenti l’unità strutturale dell’intera iniziativa. E’ bene demandare responsabilità specifiche a collaboratori particolari, con prove continue per imprimere nella coscienza che tutto il segreto della vita sta nel migliorare incessantemente la qualità del nostro impegno.

In comunità è necessario distinguere tra ciò che è stabilito come regola e ciò che è ammesso eccezionalmente, senza rigidità ma con chiarezza e fermezza. Si dovrà curare ogni dettaglio per arrivare alla purezza che rappresenta la perfezione della forma. Per dare vita a una comunità si deve partire dal progetto più completo per arrivare al più semplice, ogni collaboratore dovrà trasformarsi in un perno stabile, da cui partirà una spirale continua di iniziative, affinché la coscienza spirituale lasci le proprie orme sulla materia producendo risultati tangibili.

Non è lecito tradire mai lo spirito e la natura della comunità, né ridurne troppo le dimensioni. Si può invece mutarne il luogo se più idoneo alle finalità. Si può prevedere che alcuni amici, pur aderendo al principio ispiratore della comunità, ne rimangano momentaneamente al di fuori per difficoltà personali: il fatto di non dover nascondere le proprie debolezze, infatti, li aiuterà a superarle.

In comunità bisogna tendere alla comunione non negando, però, valore alle necessità individuali che devono essere espresse e, possibilmente, gratificate.

E’ importante evocare la cooperazione già nel pensiero prima che nell’azione. La comunità si costruisce sull’inflessibilità di un punto focale, l’ideale comune, che sostiene il moto centrifugo dell’attività dei vari collaboratori, così come il nucleo dell’atomo le orbite degli elettroni”.

Camillo chiese ancora: Ma come riuscire a mettere insieme individui spesso diversi?

“Per il principio di massima economia la comunità prevede, prima di tutto, l’uguaglianza ed è perciò necessario abolire i privilegi personali. Dall’altra parte la cooperazione non si ottiene con la forza, ma unendo insieme i cuori di chi vi aspira. Non si può convincere con la suggestione perché solo chi è maturo in coscienza è in grado di comprendere e, una coscienza matura, acquista un valore collettivo, non più individuale. Le grandi realizzazioni non si ottengono con uno sforzo di volontà, ma sono il frutto del sinergismo di più funzioni, sia a livello personale che di gruppo”.

Ci fu un attimo di silenzio e Giulietta ansiosa, domando: Come superare la dipendenza dal Passato?

“Certamente sradicando il rimpianto e la nostalgia che affondano le radici nell’ignoranza dei significati e nella mancanza di coraggio. Quindi disgregando le vecchie immagini che nascondono il divino sotto la polvere delle abitudini. A chi viene in comunità è opportuno chiedere a cosa vuole rinunciare, ricordandogli che la coscienza si espande nel perseguire l’essenziale attraverso il perenne sacrificio di sé. Nella comunità i pensieri devono essere semplici e chiari, i sentimenti puri e coerenti, entrambi rivolti al domani.

Il futuro è sempre dentro di noi e rappresenta l’amico inseparabile di ogni attimo dell’esistenza: come la notte volge inevitabilmente al giorno, così il buio del presente è destinato a rischiararsi nella luce del futuro, facendo svanire paure e debolezze”

Cosa cercare in comunità? Chiese Marta timidamente.

“La grande scala che immette nell’infinito. Giorno dopo giorno, ciascuno dovrà scavare dentro di sé, spontaneamente e coscientemente, i gradini della comprensione; creerà un giardino di bellezza che rispecchi le infinite possibilità dei mondi celesti, purificando i suoni ed i gesti nella chiarezza di una nuova conoscenza”.

Ma in concreto, sbottò Marta, cosa dobbiamo fare?

“Abolite la sfiducia e la competizione, la diffidenza, l’invadenza, la depressione, la paura, il dubbio e l’egoismo. Non siate arroganti né logorroici, evitate la malizia e qualsiasi pettegolezzo. Uccidete l’odio e l’ira, dimenticate il rancore. Parlate con semplicità scegliendo solamente parole utili, ripetete pochi gesti che diano ritmo alle faccende quotidiane, coltivate poche immagini, ma che siano le migliori. Siate, invece, mobili nel pensiero elevato, affinché lo spirito fluisca più rapidamente. Superate il logoro concetto di proprietà e l’insicurezza personale, dando prova di responsabilità e di prontezza nell’azione. Seminate l’amicizia e la solidarietà reciproche, cementandole con la fiducia e la gioia”

Intervenne Guglielmo: quali sono i requisiti per entrare in comunità?

“La capacità di accettare l’idea di un lavoro senza fine compiuto per gli altri; la disponibilità ad assumere su di sé qualsiasi compito se necessario. Requisito fondamentale è la sincerità con se stessi, poiché qualsiasi dubbio intralcia la realizzazione personale. Quindi, l’allenamento a distogliere l’attenzione dal proprio io. E’ necessario, inoltre, imparare ad accettare la critica perché, se giusta, ci permette di cogliere il punto di vista di chi l’esprime o, se ingiusta, la sua ignoranza.

L’autocompatimento va abolito e la pietà, sterile e passiva, sostituita con la compassione. Quest’ultima, infatti, è attiva dato che ci spinge ad aiutare gli altri anziché compiangerli.

E’ preferibile non chiedere consigli perché i più utili sono quelli offerti spontaneamente. Impariamo, piuttosto, a vincere l’insicurezza e la timidezza centrandoci sull’energia interiore dove nasce la calma del coraggio.

Evitiamo i comandi esteriori affinché le coscienze individuali aderiscano spontaneamente. Se riteniamo necessario un suggerimento, diamolo per tempo in modo che possa essere assimilato, se si tratta, invece, di un comando urgente diamolo all’improvviso perché superi la tensione dell’altro”.

Cesare, la guida del gruppo, interruppe: Come scegliere i nuovi adepti?

“Domandate loro la motivazione della scelta e che cosa si aspettano. Se fuggono da qualcosa e non comprendono che la comunità è uno stato di coscienza, lasciateli andare perché non sono ancora pronti. Inoltre chiedete loro cosa intendono per realizzazione perché se non hanno imparato a distinguere tra realtà ed evidenza non sono dei vostri. Se, poi, volete vedere il loro futuro, analizzate i loro desideri e capirete dove stanno andando. Siate comunque sempre severi perché è nell’austerità che si celano le nostre radici. Non fateli, invece, ricadere nella banalità chiedendo loro della vita familiare perché il vero adepto darà scarsa importanza ai legami di sangue. Piuttosto sarà impegnato nell’autoanalisi per valutare senso e qualità dei propri rapporti precedenti e attuali. Infatti egli non accollerà ad altri la responsabilità del proprio passato.

Non turberà senza ragione il ritmo e l’ordine degli ambienti in cui dimora e sarà più propenso a tacere che parlare. L’ammissione deve comunque prevedere un esame psicologico, qualche prova preliminare e quindi l’assunzione di una responsabilità personale.

E’ da rifiutare colui che, cogliendo deficienze nella comunità, l’attacca con inutili e dannose critiche, dimostrando, così, di ignorare che il suo compito, se ne fosse degno, sarebbe quello di dedicarsi a perfezionarla. Prima di criticare le azioni degli altri è buona norma esaminare le proprie.

Una comunità della Nuova Era, attualmente, non può essere che alla stato embrionale, quindi imperfetta e appena delineata, bisogna, perciò, di cure e non di critiche. Essa è come una piccola sorgente nel deserto: solo gradualmente l’acqua aumenterà e, irrigando il terreno circostante, darà vita ad una rigogliosa vegetazione, Coloro che si limitano a criticare sono coscienze spente perché in loro è andato perduto il seme della creatività. Colui che è pronto, invece, scoprirà le possibilità celate nell’imperfezione e scorgerà l’ingresso anche se la porta sembrerà chiusa,

E’ bene non accettare chi è preda dell’abitudine e del possesso, perché la comunità si basa sulla libertà di pensiero, d’azione, sull’entusiasmo per il nuovo. Sono da privilegiare i diligenti in coscienza, perché non deluderanno, i taciturni, perché hanno imparato ad abolire le chiacchere inutili e gli altruisti, perché l’altruismo è il fertilizzante naturale della cooperazione.

Gli egoisti sono da rifiutare, poiché attraggono e trattengono intorno a sé gli aspetti inferiori della vita, isolandosi, così, dal magnete dello spirito che non conosce confini e proprietà.

Una vera comunità non propone dottrine particolari, ma richiede intensità di ritmo e libertà coordinata dei membri che debbono essere sempre pronti a partire e a tornare con estrema elasticità. Ogni iniziativa è rapportata alla fase di sviluppo e tutto deve essere guidato da un’invisibile armonia”.

Giulietta propose: Parlaci dell’accoglienza da riservare agli ospiti.

“Accettiamoli con totale disponibilità, evitando di affiggerli con la nostra petulanza e di censurarli con la nostra prevenzione. Non aspettiamoci troppo da loro: sarà la nostra amicizia, fatta di comprensione e pazienza, il miglior benvenuto. Aiutiamoli con il nostro esempio ad utilizzare il tempo e a raggiungere gli obbiettivi risparmiando energia. Facciamoli sentire a casa perché la casa è dove noi siamo. Spingiamoli a scoprire nel futuro il vero senso della vita, perché il passato è già svanito nell’alba del nuovo giorno. All’inizio gli ospiti saranno aiutati, ma, appena possibile, verranno invitati a fare da sé. In comunità ogni iniziativa deve essere finalizzata agli altri e non a se stessi; il clima comune, permeato della tenerezza dell’amore unito all’austerità del dovere”.

Marta: Cosa puoi dirci della cura della casa?

“La pulizia è fondamentale in ogni aspetto della vita perché conduce alla purezza del cuore. La sporcizia, infatti, è legata all’indolenza e all’ignoranza, non all’indigenza come si crede. Tutti gli oggetti debbono essere curati con amore perché hanno diritto alla vita in quanto forme manifestate. Gli ambienti debbono essere ben areati affinché lo psichismo si rinnovi, il lavoro nella casa va affrontato con gioia perché, così, si libera un’energia preziosa che purifica l’atmosfera. Specialmente il lavoro, vissuto in chiave spirituale, si trasforma, ai raggi del sole, in benefiche vibrazioni. E, lavorando, dovremmo sempre ricordare che niente è finito e tutto tende ad un continuo miglioramento. Infatti, aspirando al perfezionamento, si evocano dalla materia le possibilità latenti divine e ci si sviluppa all’infinito.

Nelle piccole cose quotidiane bisogna abolire la brutta abitudine di rimandare ciò che può essere fatto subito: questo è possibile superando la pigrizia e riconsiderando tutti i valori transitori della vita. Quelli inutili o dannosi vanno eliminati dato che ogni azione messa in moto crea un vortice di effetti che permangano e che possono ostacolare la nostra realizzazione.

E’ utile creare uno scambio, ove possibile, anche con gli altri regni della natura, circondandosi di molte piante e di qualche animale”.

Camillo: Ci puoi suggerire qualche regola da applicare in comunità?

“Di norma va eliminata ogni proibizione, perché è solo nella coerenza e nell’autodisciplina che l’uomo evolve. Sappiamo, però, che solo la luce alimenta la vita, mentre tutto ciò inquina la corrompe e la degrada. Pertanto è indispensabile abolire il fumo, il bere eccessivo, il mangiare smodato, il turpiloquio e la volgarità; così come vanno evitate le riunioni inconcludenti, gli sciocchi soliloqui ed i discorsi superficiali. L’irritazione, in particolare, va eliminata subito perché costituisce un vero e proprio smog psichico. Nelle riunioni, piuttosto, rimaniamo qualche minuto in silenzio, tacitando i problemi personali al fine di illuminare la nostra coscienza. E sviluppiamo la tolleranza verso quei nuovi membri ancora sospettosi o permalosi: essi hanno ancora un’alta opinione di sé.

E’ utile essere attenti e flessibili per non perdere le migliori possibilità; concisi e finalizzati per non sperdere energia, mirando più alla qualità che non alla quantità.

In comunità la puntualità e l’esattezza nello stabilire le date sono fondamentali perché rappresentano impulsi psichici che non possono essere disattesi.

Infine vanno sradicati la calunnia, la polemica, il dogmatismo ed il fanatismo. La calunnia è un misto di menzogna, tradimento e incomprensione: colpisce alle spalle e non permette difesa. La polemica è l’evidenza della miopia di chi scambia l’orizzonte limitato delle proprie convinzioni con gli spazi infiniti della conoscenza. Il dogmatismo è una forma di possesso mentale che pietrifica nell’ignoranza chi lo esprime e il fanatismo è un sentimento esasperato che genera intolleranza e settarismo.

Non scoraggiamoci, quindi, se il mondo è ricoperto dal sudiciume dell’ignoranza, ma evitiamo in ogni modo di contribuire a diffonderlo”.

Cesare: Che consiglio puoi dare per migliorarci?

“Diventate anonimi a voi stessi e cercate di percepire la vostra manifestazione come un continuo processo nello spazio e nel tempo; allontanate dentro di voi timori e mortificazioni e non compiacetevi nel giudicare. Semplicemente, imparate a discriminare se una cosa è degna, o meno, del fine. Convincetevi che gli imprevisti servono a smascherare la paura e la falsità; abituatevi a non valutare gli altri dalle parole ma dai comportamenti.

Ricordatevi che, accettando il carico delle responsabilità, aumenta la tensione spirituale: tutto è incerto ed è bene essere in guardia verso i pericoli che ci circondano.

Quando la coscienza si evolve è indispensabile pagare i debiti del passato conservando lo sguardo fisso al futuro”.

Cesare insistette: Dicci qualcosa sulla coscienza.

“Una manifestazione può essere evidente per l’occhio ma non per la coscienza, così come è possibile udire il tuono senza avere percepito il lampo che l’ha provocato.

Dobbiamo imparare a distinguere le cause degli effetti per cogliere la scintilla creativa negli eventi. E’ indispensabile allargare la nostra coscienza oltre il mondo visibile, allenandola ai grandi voli interiori. Cominciamo fin da giovani a sviluppare la capacità, latente in ciascuno di noi, di una conoscenza diretta. Bisogna, infatti, imparare l’arte di pensare per evitare che i nostri pensieri si trasformino in semplici riflessi cerebrali, resi automatici dall’uso ripetuto. Questa abitudine crea uno stato d’intossicazione della coscienza e un assopimento esistenziale.

La coscienza della comunità si deve impegnare a manifestare un piano per il bene comune concretizzando le aspirazioni spirituali dei suoi membri.

La giustizia è fondamentale in comunità in quanto manifesta la capacità di valutare. Essere soltanto buoni, talvolta, non significa essere spiritualmente evoluti perché, al sentiero della luce, si arriva soltanto attraverso una continua discriminazione.

E’ necessario conoscere e affrontare ciò che è indifferibile e marciare indipendenti l’uno dall’altro, uniti da un unico entusiasmo, attenti ai comandi superiori. Osserviamo con cura gli eventi quotidiani specialmente nel loro significato interiore: impareremo, così, a vivere più in coscienza e meno in superfice.

Sviluppiamo i centri invisibili del nostro essere attraverso l’accettazione del concetto di universalità, compreso ed assimilato fino in fondo.

In comunità è bene esprimere la gratitudine, perché essa sostiene la giustizia ed è bene superare l’imprudenza e la negligenza.

Se un membro è vittima della propria inerzia è utile lasciarlo a se stesso affinché scopra il suo errore: solo successivamente si potrà rimetterlo alla prova con qualche piccolo incarico autonomo. Infatti, l’azione risolutiva è la sola che conduce al cuore dell’iniziativa.

L’uso della volontà individuale e l’indipendenza di ciascuno, saldati dalla responsabilità reciproca, trasformano l’io immaturo dei singoli membri nel noi creativo del gruppo.

Evitiamo di confondere l’emo­tività con la compassione, l’irritazio­ne personale con lo sdegno spiri­tuale, l’aggressività con il coraggio; evitiamo, inoltre, di considerarci vit­tima delle malefatte altrui o di con­solarci con il pensiero che la colpa è dell’altro. Purifichiamo invece, la mente e le azioni con attenzione e persistenza”.

Leonardo, finora silenzioso, domandò: Cosa intendi per rinno­vamento? E come si sviluppa la creatività.

“Il rinnovamento è la capacità di trasformare il passato per adat­tarlo al futuro: questo può esser fatto eliminando ciò che è erroneo, o solo transitorio, ma lasciando in tatto il corso sotterraneo della gran­de vita. Nel processo del rinnova­mento, infatti, non è tanto impor­tante introdurre nuovi elementi, quanto trovare nuove combinazio­ni con le quali costruire le forme fu­ture. Si potranno cosi evitare inutili distruzioni, se le fondamenta sono ancora valide. E’ importante stabili­re un giusto rapporto tra espansio­ne in attività e consolidamento dei risultati per favorire una buona as­similazione.

La creatività non nasce dalle parole ma dai pensieri che rigene­rano la coscienza. E’ indispensabile, perciò lanciarli arditi nello spazio e nel futuro. E ciò è possibile soltanto quando siano caduti preconcetti e pregiudizi, dal momento che essi negano la libertà. Non è libero colui che pensa e agisce per se stesso, in quanto preda delle false correnti dell’inconscio collettivo vittima del proprio egoismo: una coscienza che non superi il desi­derio di possedere qualcosa resta schiava delle proprie brame, inca­tenata a un miraggio.

E’ opportuno superare la sod­disfazione di sè e sottoporsi a con­tinue prove per migliorare la quali­tà del rendimento. Teniamo sem­pre presente che una causa che ha già prodotto i suoi effetti non è più utile e va sostituita; che un pen­siero non realizzato è come un’ani­ma senza corpo; che la rinuncia apre spesso nuove porte a chi l’accetta.”

Maria: Come trovare una guida spirituale?

“Una guida spirituale, di nor­ma, non reca segni esteriori ed è riconosciuta soltanto da chi la se­gue. Diffidiamo di chi manifesta saccenza e prosopopea, di chi si identifica in un maestro assumen­done gli atteggiamenti. Smasche­riamo qualsiasi manifestazione di superstizione e di ignoranza, abo­liamo qualsiasi culto della persona­lità. Cerchiamo, invece la guida spirituale dentro di noi attraverso un continuo processo di purifica­zione e di comprensione: adottia­mo, per questo, una disciplina di vita prevalentemente interiore

La coscienza deve dare gli ordini, la responsabilità il coraggio per eseguirli e la volontà l’impegno a realizzarli”.

Era scesa la notte e il fuoco si era spento. Hermes si alzò per tornare alla sua sconosciuta dimora fra i monti e, cogliendo una tacita richiesta negli occhi degli amici, promise: “tornerò per dirvi della nuova vita”.

Sergio Bartoli
In: “Poggio del Fuoco” – Quaderno della Comunità di Psicosintesi di Città della Pieve
N. 0 – “Comunità”
2018-08-21T11:49:21+02:00 Dicembre 21st, 2017|