Principio della Divinità Essenziale

La Divinità, nelle varie epoche e culture, è stata definita nei modi e negli aspetti più diversi, ma si può affermare con sicurezza che ogni definizione non è altro che un simbolo di una Realtà intrinseca nell’animo umano, e nei grandi Principi e nelle Leggi fondamentali del cosmo.

 

Il Principio della Divinità Essenziale, che è il tema del nostro lavoro nei mesi di novembre e dicembre, esprime la proposta centrale della psicosintesi, cioè la realizzazione del Sè. All’interno di ogni uomo c’è un nucleo di Energia potenziale, da evocare e manifestare nella vita quotidiana, che rappresenta la Scintilla divina che ci anima e ci spinge verso l’incessante processo dell’evoluzione. Questo concetto va accettato sul piano della realtà fenomenica, perché è il Principio fondamentale della dimensione umana, che affranca l’uomo dall’animale, rendendolo consapevole ed arbitro del proprio divenire. Essere uomo è innanzitutto riconoscersi autonomo e responsabile delle proprie scelte. L’uomo è infatti portatore di una coscienza che si specchia in se stessa in un’alternanza di aspirazioni e di frustrazioni, di gioie e di dolori, con l’unico intento di realizzare l’Assoluto senza volto che vibra nel profondo dell’Io.
Il Principio della Divinità Essenziale è pertanto al di sopra di ogni costruzione mentale dell’uomo, sia religiosa, filosofica o psicologica, perché è l’unica certezza del nostro futuro. Comunque la si chiami e dovunque la si cerchi è l’esperienza latente ma fondamentale della ‘dimensione uomo’. La Divinità, nelle varie epoche e culture, è stata definita nei modi e negli aspetti più diversi, ma si può affermare con sicurezza che ogni definizione non è altro che un simbolo di una Realtà intrinseca nell’animo umano, e nei grandi Principi e nelle Leggi fondamentali del cosmo. Il sentiero che conduce a questa esperienza è inizialmente celato ai nostri occhi e solo quando impariamo a distogliere lo sguardo dall’abbagliante luce dell’evidenza cominciamo a scorgere il profilo invisibile e la voce inaudibile della nostra divinità interiore.
È attraverso la disidentificazione dai livelli periferici del nostro essere (fisico-emotivo-mentale), come ci ricorda la psicosintesi, che la nostra identità più profonda si manifesta come unica Realtà permanente nel processo del divenire.

Roberto Assagioli così si esprime a riguardo.
<<Gli esseri umani sono essenzialmente divini. Questa asserzione può non essere accettata da coloro che ricusano di ammettere l’esistenza di Dio, ma anche senza essere entrati nella discussione di particolari concetti o credenze, l’enunciato è ben dimostrato se si ammette che siamo parte di un grande processo di vita e che esiste un elemento propulsore, che dà origine a tutto, ed uno scopo che si manifesta in ritmo e precisione; prototipi che ci circondano e che sono anche dentro di noi.
L’aggettivo ‘essenziale’ qui usato ha il significato proprio di ‘fondamentale’, ‘basilare’, e la prima dimostrazione della nostra divinità essenziale viene dalla ‘coscienza dell’Io’, la scintilla di consapevolezza che ci spinge ad affermare la nostra individualità, a combattere per la libertà, a cercare la pace ed a lottare per la conquista di un qualcosa che sia più grande di noi.
E una realtà che non si può negare, ma al tempo stesso è al di là dei mezzi di comprensione di cui dispone la nostra mente e quindi viene spesso confutata. I nostri cervelli formulano numerose teorie sulle origini e destino della razza umana e ricercano il significato della vita; si fa uso di tutti i progressi più moderni della tecnica per trovare i mezzi per dominare la natura, ma solo l’essenza che è dentro di noi può cominciare a scoprire i segreti che cerchiamo ed a stabilire un contatto consapevole con l’Essere di cui facciamo parte integrante. La sensazione che siamo dotati di ‘potenzialità’ superiori, il nostro riconoscimento innato della divinità essenziale possono assumere forme buone o cattive: essi sono quello che è stato definito ‘la spinta evolutiva’ che costantemente e persistentemente porta il livello della vita, dei sentimenti e dei pensieri umani ad un gradino superiore della scala ed ad una maggiore maturità.
Nella ricerca egoistica del miglioramento materiale, questa spinta viene spesso deformata con il risultato che si sfocia in manifestazioni quali: l’avidità di ricchezza, l’orgoglio,l’auto-asserzione, la dittatura nelle sue varie forme. D’altra parte, i più sensibili, o chi si rende maggiormente conto delle proprie limitazioni personali, o coloro in cui è stato inculcato un senso esagerato di umiltà e di ‘consapevolezza’ sono spesso riluttanti a riconoscere questa spinta interna, la reprimono e questa è la causa di atteggiamenti negativi, di depressioni e di altri disturbi psicologici. Spesso è proprio il modo errato con cui i giovani usano le energie derivanti da questo impulso che li spinge alla criminalità. Quindi il giusto uso dello spirito evolutivo è della massima importanza. Ci sono stati e ci sono molti malintesi circa il modo di considerare questa energia, e gran parte della responsabilità ricade sulle dottrine sociologiche, che hanno posto un’enfasi eccessiva sulla ‘colpevolezza’ dell’uomo, sul dualismo fra Dio e uomo, anziché accentuarne l’unità essenziale. Questo non fu l’atteggiamento di Cristo, il quale proclamò che tutti gli uomini del mondo sono figli di Dio, quindi divini, e la parabola del lievito della pasta del pane fu un chiaro insegnamento simbolico sulla nostra divinità essenziale. Dentro ognuno di noi esistono qualità che derivano da piani ben al di sopra della nostra personalità ‘normale’ quali: l’amore, la creatività, lo spirito di servizio, l’aspirazione, il ‘richiamo’ che indusse il Figliol Prodigo a tornare alla Casa del Padre; la valutazione della verità ed il profondo apprezzamento di essa, il senso della bellezza, della bontà, della ‘realtà interna’ e di una ricerca di ‘qualcosa che vada oltre’, quel ‘divino scontento’ che è alla base della irrequietezza della razza umana; lo spirito di avventura, il costante sforzo di conquista. Tutti questi elementi sono prove che ‘l’uomo è un animale, più un Dio vivente’.
La maggior parte degli esseri viventi va soggetta a ‘cicli’ alterni per quanto riguarda la manifestazione di questa esigenza interiore, e la manifestazione può assumere diverse forme. Ma, come la grande forza delle acque che è causa dei cicli dell’alta e della bassa marea, come l’attrazione che la pianta in sviluppo ha verso la luce, come il lievito che cambia la natura della pasta, così l’umanità è sospinta incessantemente dalla inerente divinità che è parte della sua natura più profonda.
Non dobbiamo dimenticare che l’evoluzione non è fattore solamente umano. Anche il regno minerale, che un tempo era considerato inerte, si è rivelato quanto mai dinamico alla luce delle recenti scoperte scientifiche. Quello che potrebbe essere considerato l’aspetto più basso della divinità, cioè la materia, ci appare ora come energia, Vita atomica, con tutte le sue stupende implicazioni. Come Sir James Jeans ha detto: “L’Universo comincia ad apparirci più come un grande pensiero che come un macchinario”.
Gli scienziati e tutti coloro che lavorano nel campo della scienza sono i grandi agenti rivelatori della divinità dei tempi moderni.
Stiamo gradualmente acquistando una nuova visione delle meraviglie della Vita in cui ‘viviamo, ci muoviamo e siamo’ e la consideriamo oggi da un punto di vista del tutto diverso da quello del passato: allora, la penetrazione nei mondi misteriosi era fatta principalmente dai mistici, che, con la preghiera e l’intensità di aspirazione, cercavano di raggiungere il livello della divinità, e di farne esperienza. Oggi la conoscenza di Dio e della vita è fatta in modo più specifico. L’avvicinamento scientifico al mondo del mistero costituisce una penetrazione di carattere mentale, e quando è stato stabilito un contatto con un’idea o si è avuta l’ispirazione, si procede al controllo scientifico con esperimenti e il tutto viene messo in rapporto con quanto già appurato e di cui ogni nuovo esperimento conferma la validità: in tal modo, si acquistano cognizioni sulla sostanza e sulle energie che compongono l’universo da noi abitato. La nostra ‘area di esistenza’, la parte che occupiamo nel Tutto, la nostra divinità essenziale vengono presentate alla ragione, dopo averne acquistato la cognizione intellettuale. Spesso, il nostro primo riconoscimento o sentimento della divinità si manifesta in noi attraverso le meraviglie del regno della natura, la sua perfezione che rivela in ogni campo l’esistenza di un’organizzazione basilare, di un ‘Centro’ che dirige la manifestazione e tutto quanto noi conosciamo sulla terra.
Questa esperienza porta alla cognizione che esiste un Principio Primo, un elemento dentro di noi che è al disopra di noi, una forza di attrazione che è al di là della forma e della personalità che ci sono familiari, il riflesso di un ‘Dio Sconosciuto’, come i pensatori dell’era precristiana usavano chiamare quella ‘Presenza’ che sentivano dentro senza poterla definire.>>

2018-11-05T16:48:07+00:00 ottobre 28th, 2018|